SOCIAL RECRUITMENT: CERCARE LAVORO AI TEMPI DEI SOCIAL

 

L’importanza della selezione attraverso i social media è oggi un aspetto molto importante e continuerà ad esserlo in futuro. L’Agenzia Per Il Lavoro Adhr può aiutare coloro che stanno cercando un lavoro ad ottenere il massimo attraverso un uso corretto dei social network e di fornire ai recruiter gli strumenti migliori per svolgere le loro ricerche sui social media.

Cercare il lavoro ai tempi del social recruiting sta diventando sempre più una storia complicata, ancor di più alla luce della crisi che stiamo ancora attraversando dove più che altro il lavoro non c’è e bisogna inventarselo o in tutti i modi e a tutti i costi.

Alla luce di una recente ricerca proprio sul modo in cui i social media stiano di fatto diventando –sia da parte di chi offre che di chi chiede impiego – la nuova piazza di collocamento, è emerso che solo il 7% scova un posto tramite LinkedIn, Facebook & co.; sebbene ormai più della metà delle attività di selezione passi dal web e in particolare dalle piattaforme sociali.

Chi va sui social per finalità lavorative lo fa soprattutto per cercare informazioni, annunci di lavoro e per visualizzare contenuti di ipotetici datori di lavoro.
Inoltre i profili sui social sono più completi per quanto riguarda la sfera personale, mentre sono carenti di informazioni dettagliate sulla carriera professionale, soprattutto circa i premi ricevuti e le referenze. Questo indica che in Italia l’uso dei social network è molto più legato alla dimensione privata che a quella lavorativa.

È questo è sbagliato perché il recruiting avviene ormai su internet.

I selezionatori utilizzano i social media per “scremare”. Nella maggioranza il 68%, usano LinkedIN. ma Facebook arriva secondo, con il 52%. Anche se per quasi tutti noi è una piattaforma personale, dove chiacchierare con gli amici e postare foto divertenti, quindi, la pagina Facebook è osservata con attenzione da chi potrebbe darci un lavoro.

Nella ricerca attraverso i profili dei potenziali candidati, i selezionatori controllano in primo luogo le precedenti esperienze di lavoro, ma anche riconoscimenti professionali e successi, nonostante queste sezioni siano spesso trascurate nei profili di chi cerca lavoro. Gli elementi che attraggono di più un selezionatore quando guarda i nostri profili online sono l’esperienza lavorativa precedente, i riconoscimenti professionali e la personalità che si intuisce dal profilo.

Nella ricerca attraverso i profili dei potenziali candidati, i selezionatori controllano non solo il cv (precedenti esperienze di lavoro, riconoscimenti professionali e successi) ma anche informazioni sulla personalità dei candidati. Ecco che spunta il concetto di Digital Reputation: l’importanza della reputazione dei candidati sui social media e come i recruiter ricorrano ai social network per valutarla. La cosa fondamentale è entrare nell’ottica che il proprio profilo potrebbe essere una potenziale fonte di reclutamento professionale, per cui evitare di postare “situazioni” troppo private o ambigue, oppure fotografie “compromettenti” e momenti goliardici troppo “spinti”, soprattutto se si è alla ricerca di lavoro. A tal proposito è emerso infatti che un quarto dei recruiter intervistati (il 25,5%) ha rifiutato un candidato a causa dei contenuti o delle foto pubblicate sul suo profilo.  Gli elementi più osservati e spesso criticati? Ancora prima dei post e delle foto, vengono i commenti lasciati in giro, su altri status e altre pagine. Ed è comprensibile: dicono molto di noi, ma a volte li scriviamo senza riflettere sulle conseguenze. Infine, attenzione a chi vi trovate davanti: più è anziano il recruiter, più sarà influenzato negativamente da contenuti inappropriati postati sui social.

Un altro aspetto significativo è l’importanza che le relazioni online ricoprono nella selezione e nella ricerca di lavoro. Chi ha una rete più “ricca” ottiene risultati migliori in termini di contatti con i recruiter e maggiori possibilità di assunzione. Infatti, i candidati con una buona rete online hanno maggiore successo rispetto a quelli con una buona rete offline.

Tuttavia questo non vuol dire che dobbiamo mentire o gonfiare la nostra personalità e professionalità sui “social network”. I recruiter più esperti dichiarano di poter riconoscere con relativa facilità le bugie dei candidati. Le società specializzate in Risorse Umane svolgono controlli sempre più approfonditi e mirati sia sulle precedenti occupazioni sia sui titoli di studio e sul percorso accademico. Esistono strumenti specifici, per gli ‘addetti ai lavori’, che certificano la veridicità di quanto dichiarato”.

Quindi non mentite: la sincerità rimane sempre la miglior arma e poi c’è un proverbio che dice: “le bugie hanno le gambe corte!”