Serial killer donne: l’omicidio seriale si tinge di rosa


La definizione di serial killer, applicata in senso stretto, non appare adattarsi molto alle serial killer donne; ciò è dovuto in primo luogo da differenti tipologie di vittime, di moventi, di modalità d’azione.

Per comprendere tali differenze – divergenze di elementi fondamentali per la stesura di un profilo del killer – si è abbandonata la convinzione che l’uomo sia più aggressivo e violento, per seguire due linee di studio ben separate l’una dall’altra.
La prima attribuisce la predisposizione ad un comportamento più aggressivo ad anormali livelli di testosterone e di altri ormoni come estrogeni e progesterone, o rilevati durante la vita dell’assassina od assunti per esposizione intrauterina del feto.
L’altra linea di studio invece riguarda la prospettiva dell’apprendimento sociale. In altre parole il profilo della serial killer donna sarebbe profondamente condizionato da quelli che sono i modelli culturali trasmessi dalla tradizione, dai genitori dai media ecc… E sono proprio questi modelli a darci un immagine di violenza che meglio si adatta al maschio.
Inoltre, al di là dagli aspetti culturali e biologici appena riportati, è da tenere in considerazione l’aspetto psicologico. Analizzando quest’ultimo si è scoperto infatti due realtà importanti: la prima riguarda la maggiore capacità della donna di elaborare con rapidità, in situazioni critiche, strategie che non implichino l’uso della violenza; il secondo riguarda la diversa risposta da uomo a donna ad una violenza subita nell’infanzia: l’uomo tende per lo più a scaricare le esperienze traumatiche all’esterno, diventando a sua volta violento, la donna invece è più predisposta a rivolgere verso di sè la rabbia e la colpa con comportamenti autolesivi quali la prostituzione, la tossicodipendenza, se non addirittura il suicidio.

Le serial killer donne presentano delle differenze peculiari rispetto ai loro colleghi maschi: il principale movente è di tipo economico seguito dalla necessità di controllo, spesso dettata da un desiderio di vendetta per i maltrattamenti subiti, Quanto all’arma i due metodi prediletti sono le armi da fuoco e veleno, mezzi che permettono all’assassina di essere letale senza dover usare la forza fisica.

Se esistono numerose classificazioni legate ai serial killers nella loro generalità una distinzione a parte va fatta per le donne.  Vediamo quali sono le principali tipologie.

Le vedove nere Iniziano di solito la loro carriera criminale dopo i 25 anni uccidendo mariti, partner, familiari, ma anche persone con le quali hanno sviluppato un rapporto di conoscenza diretta. Di solito colpiscono 10-15 anni prima di essere identificate.

 

Gli angeli della morte Iniziano a uccider solitamente poco dopo i vent’anni, in luoghi dove la morte costituisce un evento naturale: ospedali cliniche case di riposo. Qui l’omicidio può facilmente essere occultato, e l’assassino può sperimentare il potere di decidere a chi concedere la vita o dare la morte: è sufficiente aggiungere un farmaco in terapia, raddoppiarne la dose, interrompere il flusso di ossigeno.

 

Le predatrici sessuali Rappresentano una situazione estremamente rara, se è vero che negli Stati Uniti l’unica serial killer appartenente a questa tipologia è Aileen Wuornos

 

Le assassine per vendetta Le donne che uccidono ripetutamente motivate da un sentimento di vendetta sono rare; più facilmente esse colpiscono una sola volta. Ciò che rende particolare la figura delle vendicatrici è la “qualità” della rabbia, un’ostilità profonda e diffusa, al confine con la patologia, sono affascinate da una sorta di ossessiva attrazione per le qualità più oscure della vendetta, e uccidono senza alcun periodo di raffreddamento emozionale fra un delitto e il successivo.

 

Killer team Rappresentano circa un terzo delle donne serial killer, e possono uccidere in complicità con un uomo, con una donna, oppure fare parte di un vero e proprio team familiare.
La coppia uomo-donna è certamente la più comune, e gli omicidi sono tipicamente di natura sessuale; la donna ha circa 20 anni, e la carriera criminale dura uno o due anni al massimo.

 

Le assassine mentalmente disturbate Raramente nell’omicidio seriale viene riconosciuta la presenza di un disturbo psichiatrico di tale importanza da compromettere totalmente la capacità di intendere e di volere dell’assassino

 

Le assassine spinte da movente incomprensibile Sono serial killer che agiscono senza alcun motivo decifrabile; nè loro stesse, nè le autorità inquirenti riescono a dare spiegazione comprensibile delle loro azioni.

 

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