Porto di Civitavecchia. Tra proteste e rivendicazioni. Uno studio dell’UE per fare chiarezza


Incentivi per le navi ecologiche, banchine elettrificate e controlli. Così sono scesi gli indici di inquinamento

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Il porto di Civitavecchia è da sempre al centro di polemiche riguardanti l’inquinamento da fumi.  In realtà secondo uno studio dell’UE l’inquinamento sarebbe in diminuzione nell’ultimo anno (studio consultabile qui). Sempre alto, insopportabile per i cittadini, ma in diminuzione dunque. Come? Con un’azione congiunta di più fattori. Alla fine dello scorso anno il presidente dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti ha annunciato una riduzione delle tasse portuali volta a favorire l’attracco delle imbarcazioni meno inquinanti

Così Civitavecchia ha cominciato ad adeguarsi a quanto fatto finora nel resto d’Europa e non solo: città come Le Havre, Anversa, Amsterdam, Los Angeles, giusto per fare qualche esempio, hanno già visto i propri porti imboccare il sentiero verde, introducendo (o sperimentando) sconti esclusivi per le navi green, in grado di generare un risparmio anche del 10%. Il tutto al fine di rilanciare il settore e favorire nel contempo la diffusione del sistema Esi, Environmental ship index, un indice di impatto ambientale che tiene conto del livello di emissioni inquinanti prodotte dalle navi.

In questo senso L’Autorità Portuale ha anche comunicato di voler provvedere all’elettrificazione delle banchine al più presto e con mezzi propri (la nuova Darsena in costruzione sarà provvista della prima banchina elettrificata in Italia). Questo insieme al nuovo protocollo d’intesa con la capitaneria di porto, firmato sempre da Monti, ha generato l’abbassamento dei livelli d’inquinamento rilevato dall’UE.

Le emissioni di diossido di zolfo (SO2) nei porti dell’UE si sono infatti notevolmente ridotte anche grazie a norme più severe sul contenuto di zolfo nei carburanti utilizzati dalle navi durante ormeggio e ancoraggio. Gli scienziati del Centro comune di ricerca (JRC), il servizio scientifico interno della Commissione europea, hanno misurato i parametri chiave della qualità dell’aria nei porti del Mediterraneo prima e dopo l’entrata in vigore, nel gennaio 2010, dei requisiti che impongono un basso contenuto di zolfo. Nei porti europei si è riscontrata una diminuzione media del 66% della concentrazione di diossido di zolfo, sostanza nociva alla salute e all’ambiente. Le misurazioni effettuate nei porti al di fuori dell’UE hanno invece mostrato che la concentrazione di SO2 è rimasta invariata.

La concentrazione di diossido di zolfo è diminuita notevolmente in tre dei quattro porti europei dove sono state effettuate le misurazioni: Civitavecchia, Savona e Palma di Maiorca. Per quanto Civitavecchia il calo è stato addirittura da 4 a 0,5 ppbV. La concentrazione giornaliera media di tutti i porti è scesa mediamente del 66%. Le misurazioni effettuate dal JRC nel porto di Barcellona sono risultate inutilizzabili a causa delle significative variazioni giornaliere, ma misurazioni indipendenti effettuate nel porto di Barcellona e nelle vicinanze del porto di Palma di Maiorca hanno confermato una forte diminuzione dei livelli di diossido di zolfo nel 2010 rispetto al 2009. Al contrario, nel porto di Tunisi non si è riscontrata una riduzione del diossido di zolfo né degli altri agenti inquinanti misurati nei quattro porti (Civitavecchia, Savona, Palma di Maiorca e Tunisi), a dimostrazione del fatto che la minore concentrazione di diossido di zolfo è conseguenza diretta dell’applicazione delle normative Europee.

 

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