Mercato della bici elettrica: manca un ultimo sforzo

Il 2016 è l’anno della definitiva consacrazione della bicicletta elettrica, che si è affermata come il mezzo ecologico più venduto al mondo. Una serie di fattori hanno concorso al successo del pedelec, presente con 35 milioni di unità distribuite in tutto il mondo (di cui 30 milioni nella sola Cina); da una parte, il continuo avanzamento tecnologico ha permesso l’eliminazione di quei limiti di sviluppo che ne avevano rallentato l’ascesa nei primi tempi, come la durata della batteria o la rozzezza nel design dei primi prototipi. Al contempo, si percepisce un clima di ritrovato interesse da parte del pubblico nei confronti di uno stile di vita che sia più sano e virtuoso, sia dal punto di vista della salute che sotto quello dell’impatto ambientale.

Bene ma non benissimo

Restano alcune criticità che limitano la definitiva affermazione della bici elettrica a livello di distribuzione mondiale. Le difficoltà più consistenti riguardano la non uniformità dei mercati: negli Stati Uniti, ad esempio, i pedelec hanno un limite di velocità erogabile di 20 miglia orarie, pari a circa 32 km/h, mentre in Europa ci si ferma a 25 km/h. Ciò comporta una serie di problematiche per i produttori che mirano a un mercato senza frontiere come, su tutte, la necessità di sviluppare modelli appositi per ogni mercato di riferimento, con un aggravio delle spese di produzione e, di conseguenza, del costo al dettaglio del mezzo.

Il mercato sta cambiando

Fino ad ora, il mercato cinese è stato vero e proprio mattatore della categoria: nel 2014, ha rivelato la China Bicycle Association (CBA), il 47% dei volumi totali è stato assorbito dalle prime dieci società cinesi del comparto. Ora però le cose potrebbero cambiare sostanzialmente: il mercato della Repubblica Popolare è prossimo al punto di saturazione; inoltre, le amministrazioni di Pechino e di Shanghai, poli di massima diffusione del pedelec, hanno varato misure restrittive che limitano l’utilizzo di biciclette a pedalata assistita e di bici tradizionali nei centri cittadini, disincentivando l’acquisto dei mezzi a due ruote.