La manifattura migliora, ma occorre la seconda fase di Industry 4.0

In un mio precedente articolo mi rallegravo per dati positivi sull’incremento della produzione industriale a novembre. Ma i dati Istat sulla produzione industriale a dicembre sono ancora più brillanti. Un segno positivo del 6,6% su base annua e dell’1,4% su base mensile producono il risultato migliore da agosto 2011. Questa volta l’Italia ha battuto tutti, anche la Germania (-0,8%), la Francia (+1,4%), la Spagna (+2%). Certo, siamo ben lontani dal cantare vittoria, e se anche il trend positivo dovesse proseguire, ci vorranno comunque anni per recuperare il pil e la produzione industriale persi durante la crisi. A questo fine, sono stati comunque utili i provvedimenti presi l’ormai noto “Pacchetto Industry 4.0” del ministro Calenda, e in particolare quelli che, con misure fiscali straordinarie e di forte impatto, incentivano gli investimenti in nuovi macchinari e in tecnologie innovative. Come imprenditore, e come vice presidente di Assolombarda con delega (fra le altre) allo sviluppo del manifatturiero, sono lieto di aver contribuito personalmente, partecipando al tavolo di lavoro in cabina di regia del MISE.

Tuttavia, il “Pacchetto Industry 4.0” va inteso come un primo passo, da arricchire e completare. Servono ulteriori interventi di politica industriale. Tra le aree su cui lavorare c’è, a mio avviso, quella della premialità sul progetto.

A oggi si premia l’investimento nel bene strumentale ma non il progetto completo. E’ necessario lavorare in questa direzione introducendo misure di incentivo come il credito di imposta sui temi del 4.0. Un secondo passaggio (in ordine di elencazione, ma non certo di importanza) potrebbe riguardare gli investimenti privati nel settore. Servono alcuni miliardi di euro. Bisogna studiare il modo di farli arrivare alle imprese 4.0, attraverso il sistema bancario o la costituzione di fondi di investimento dedicati di private equity o venture capital.

Terzo elemento, l’education. Occorre un piano preveda la formazione delle nuove figure professionali che saranno necessarie a Industria 4.0. Bisogna partire dalla scuola superiore con l’alternanza scuola-lavoro e arrivare a coinvolgere anche l’Università. Tutto ciò consentirà non solo di recuperare il gap tra l’Italia e la Germania.  Ma anche di avviare collaborazioni fruttuose con la Germania stessa, soprattutto sulle tecnologie abilitanti, che vedono Berlino in prima fila.

 

Fonte – Giornale di Monza, 28-02-2017