La cosa che tu fai, di Federico Li Calzi, tratta da Poetica Coazione – recensione


“La cosa che tu fai
è un nostro dispiacere,
se pur congiunge te
al mondo intero è un
evento che ritorna a
passi claudicanti.
Tu lasci che sia così,
un fraseggio di memorie,
uno svuoto di parole,
che sappiano le cose
tacere all’esistenza.
Le cose che tu dici
sono povere miserie,
le più vere
lusinghiere
rimaste ai nostri corpi.
Tu chiami le persone,
cerchi le parole
dici che è la notte
sulla spiaggia che
è morta la luna sulla
sabbia che rimpiange
langue la tua faccia.
Sono momenti che tu
pungi e mostrano la vita,
attimi che seguono
i tuoi sfaceli.
Sono brividi nel corpo
le occhiate di traverso.
Sono brividi nella notte
gli occhi che tu indossi.”

 

Poetica Coazione” è la prima silloge di Federico Li Calzi(1981, Agrigento). La raccolta poetica è stata pubblicata nel 2009 dalla casa editrice Tra@art, ma l’autore ha deciso di espandere la sua opera liberamente, infatti è scaricabile in modo del tutto gratuito sul suo sito web. L’introduzione di “Poetica Coazione” è stata scritta da Nuccio Mula.

 

Le poesie di Federico Li Calzi non presentano un titolo per scelta stilistica, in questo caso in genere il primo verso della lirica ne diviene il titolo. “La cosa che tu fai” è, infatti, il primo verso della lirica, che si trova nelle pagine 54-55 della raccolta. “La cosa che fai tu” è suddivisa in sei strofe libere.

“La cosa che tu fai/ è un nostro dispiacere,/ se pur congiunge te/ al mondo intero è un/ evento che ritorna a/ passi claudicanti.”

 

Versi frantumati da enjambement per restaurare nella mente un ricordo. L’azione, il compiere qualcosa è percepito come dannoso per la continuità del presente e del rapporto tra l’io narrante e la sua compagna. Dispiacere ed unione per lo stesso atto, ci si allontana per avvicinarsi a qualcos’altro, al mondo intero, ai suoi bisogni mondani non senza uno sguardo verso il passato, come se, il personaggio narrato, non fosse sicuro del suo comportamento e continuasse a cercare altrove zoppicando nell’avvenuto.

 

“Tu lasci che sia così,/ un fraseggio di memorie,/ uno svuoto di parole,/ che sappiano le cose/ tacere all’esistenza.”

 

S’ instaura un rapporto di silenzio tra le azioni, la memoria ed il dialogo. L’io narrante, non senza rabbia compassionevole, delinea la relazione come una presenza al di fuori della vita stessa, la verità è lasciata alla musicalità degli eventi lontani, sgombri da descrizioni e vocaboli ed allo stesso tempo esperti e celati all’esistenza, alla realtà del presente. È un mentire a se stessi sapendo di mentire con un intento di leggerezza di esistere.

 

“ Le cose che tu dici/ sono povere miserie,/ le più vere/ lusinghiere/ rimaste ai nostri corpi.”

 

E così le parole, i discorsi del personaggio narrato si plasmano al bisogno di leggerezza laddove è rimasto soltanto il corpo a decretare visibilità. Le povere miserie equivalgono a cose vere e lusinghiere che l’io narrante plasma in un “nostri corpi” ed in un “nostro dispiacere” del secondo verso della lirica.

 

“Tu chiami le persone,/ cerchi le parole/ dici che è la notte/ sulla spiaggia che/ è morta la luna sulla/ sabbia che rimpiange/ langue la tua faccia.”

 

Frenetici versi che riprendono i discorsi e gli atteggiamenti di lei che racconta della notte ormai morta sulla spiaggia e del rammarico della luna per il suo volto, come se si fosse addentrata in una novella remota di astri e natura. Si notano due chiasmi semantici: terzo e quinto verso con notte e luna, quarto e sesto con spiaggia e sabbia; in quest’ultimo si ha anche la figura retorica del chiasmo in allitterazione ed in rima.

 

“Sono momenti che tu/ pungi e mostrano la vita,/ attimi che seguono/ i tuoi sfaceli.”

 

Questi racconti di lei riescono a forare, a colpire la quotidianità del rapporto, le parole riescono a mostrare l’esistenza anche quando sono presentate da parabole fantasiose. Ma ciò che precede il racconto e dunque quei momenti di dialogo non è altro che decadimento, sfacelo personale. È come se tutto partisse dalla perdita, dalla mancanza interiore di Ragione.

 

“Sono brividi nel corpo/ le occhiate di traverso./ Sono brividi nella notte/ gli occhi che tu indossi.”

 

L’anafora iniziale “Sono brividi” presenta quasi una contemporaneità tra corpo e notte. I brividi nel corpo e nella notte si tramutano in occhiate ed occhi. Gli occhi, che il personaggio narrato indossa nella notte, sono paragonati agli sguardi obliqui che rabbrividiscono il corpo.

 

 

 

 

Le tavole sono di Tatiana Parodi, tecnica mista con base acquerello 20 x 30

Contatto: t.parodi74@gmail.com

 

Lascio il link del sito nel quale potrete scaricare gratuitamente la sua raccolta intitolata “Poetica Coazione” ed il link della pagina del social network Facebook:

http://www.federicolicalzi.it/

http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

 

Link di una recensione di “Poetica Coazione”:

http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/poetica-coazione-di-federico-li-calzi-traart-2009/

 

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

 

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