Jacopo Mattia Fontana e la sua arte in mostra presso la storica Milano Art Gallery per la collettiva “impressioni d’artista” .In conferenza la nota scrittrice e attrice Dalila Di Lazzaro


Sta per iniziare l’importante mostra collettiva, intitolata “Impressioni d’artista” allestita nello storico contesto della galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, che aprirà i battenti dal 7 al 20 marzo 2015, con la direzione organizzativa del manager della cultura Salvo Nugnes, presidente dell’associazione “Spoleto Arte”. L’esclusivo vernissage inaugurale, previsto per Sabato 7 Marzo alle ore 18.00, farà da simbolica cornice artistica a un’interessante conferenza a tema su “Il dolore e la speranza” con protagonista la carismatica attrice scrittrice Dalila Di Lazzaro, che si svolgerà in quella data.

Il giovane Fontana, talentuoso e intraprendente fin da tenera età coltiva la passione per l’arte e il design e sviluppa una propria peculiare espressione stilistica con un orientamento di vivace ricerca e sperimentazione, che lo porta a creare e plasmare oggetti, utilizzando per l’elaborazione dei materiali e degli elementi di uso comune. Ha già prodotto una propria gamma di sculture sui generis modellate con la sinergia d’ingranaggi in plexiglass, una propria linea di accessorising “gearing” e una serie di restyling per privati e decorazioni d’interni. Nonostante l’impronta innovativa e lo spirito avvenirista, mantiene comunque la semplicità e la manualità del mestiere artigianale, continuando a fruire del primo fondamentale strumento di lavoro, cioè “la mano che dirige la matita”.

A Milano propone una creazione molto originale e rivoluzionaria dal titolo “L’ingranaggio dell’esistenza” sulla quale spiega “L’opera nasce in un momento particolare del mio processo artistico, che è in continuo mutamento e ricerca d’idee. L’essenza e la semplicità della croce di Cristo, simbolo di cultura e fede cristiana assieme alla famosa crocifissione di Gesù, con il suo pathos e la sua sofferenza, racchiudono in sé l’ingranaggio della nostra esistenza. Nel nostro immaginario collettivo hanno sempre suscitato amore o dolore, negazione o approvazione del simbolo. Sia per chi crede nella sua esistenza e sia per chi ancora ne è scettico. Può essere esaltazione in chiave moderna della morte di Cristo, ma anche un attacco mostrando la religione come un qualcosa di meccanico. Sta allo spettatore provare le proprie emozioni. La mia idea e le mie sensazioni sono state trasformate e inglobate nella struttura, adattandola alla creatività e alle esigenze artistiche del mercato. Creando un’opera, che può essere gradevole nonostante la sofferenza, a cui rimanda l’oggetto”.

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