Intervista a Vittorio Sgarbi sul film “Sgarbistan” a Spoleto in data 24 Luglio 2015


Nel contesto della grande mostra di “Spoleto Arte” a cura di Vittorio Sgarbi, che avrà luogo fino al 27 agosto a Spoleto, presso l’antico Palazzo Leti Sansi, situato tra via Arco di Druso e Piazza del Mercato, in data Venerdì 24 Luglio, alle ore 21.00, si svolgerà un evento speciale: la programmazione del docu-film “Sgarbistan” dedicato al noto critico. L’iniziativa è organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente di “Spoleto Arte”.

Di seguito l’intervista al Prof. Vittorio Sgarbi:

1) Prof. Sgarbi, ci è giunta notizia che il 24 luglio verrà programmato il docu-film “Sgarbistan”, che la vede nel ruolo di attore protagonista, all’interno della mostra di “Spoleto Arte” da Lei curata; quando nasce l’occasione per realizzare questo film?

L’occasione è nata qualche anno fa, quando la regista Maria Elisabetta Marelli mi chiese di poter girare un documentario su di me. Raccolse tanto materiale che potrebbe generare altri film, ma alcune parti -sfortunatamente- non sono state inserite a causa della mancata liberatoria da parte di alcuni personaggi che non le sono risultati raggiungibili. Quindi alcuni momenti che potevano essere più carichi di suggestioni sono stati tagliati.

2) “Sgarbistan” si può considerare una sorta di opera biografica in formato video?

Quello di Maria Elisabetta Marelli si presenta come un documentario che racconta una quotidianità a “tuttotondo”, molto varia e ricca di occasioni. Dopotutto la regista svolgeva le riprese non solo nelle occasioni pubbliche, ma anche nei momenti privati e nelle pause di una vita molto frenetica. La telecamera è diventata la mia ombra per confermare anche il fatto che lo “Sgarbi privato” non è così diverso da quello pubblico.

3) Per quale motivo la scelta del titolo “Sgarbistan”? È stato deciso da Lei?

Il titolo significa: “questo è il mondo in cui vive Sgarbi nella vita di tutti i giorni, senza filtri”. È quindi un mondo a parte in cui non ci sono le regole che governano normalmente la vita delle altre persone. Il mio è un mondo molto  libertario che negli anni è un po’ cambiato, non mi è più possibile vivere come prima, ma in linea gererale la mia condotta di vita è sempre stata molto libera e piena d occasioni e questo viene fuori in modo estramamente chiaro dal film. Il mio è un regno senza confini fisici, ma solo intellettuali di cui sono io a decidere; “Sgarbistan” è quindi un’opera ibrida, a metà strada tra l’agiografia, il film comico, la parodia e il reality show.

4) Si è trovato bene a lavorare accanto alla regista film-maker Maria Elisabetta Marelli? Vi conoscevate già da prima?

La regista milanese  è una ragazza davvero in gamba che è riuscita a raccontare molto bene il mio carattere, ciò che mi appassiona e il legame con il mondo della cultura. Inoltre il risultato finale del montaggio è bellissimo. Sotto questo aspetto si può dire che la giovane donna sia perfettamente riuscita a raggiungere il suo obiettivo guardando meglio di tutti gli altri alla mia personalità.

5) Come sono state sviluppate le varie fasi delle riprese e in quanto tempo è stato realizzato il film?

Una mattina stavo uscendo da un albergo di Milano con un collaboratore e una guardia del corpo e ad aspettarmi c’era Maria Elisabetta Marelli con una telecamera a mano. Da quel momento in poi mi seguì,  indagando la mia vita, senza pause, per trentasette giorni nell’arco di tre mesi. Durante quel periodo ho visitato 42 mostre, 35 chiese, rilasciato 73 interviste, preso parte a 27 conferenze, visionato il materiale di 25 giovani artisti, pernottato in 31 alberghi e trascorso piacevoli momenti in compagnia. Ho dormito a casa soltanto due notti. Non credo siano stati contati testi, prefazioni, introduzioni, articoli e libri scritti in questo periodo. La regista ha filmato un totale di 190 ore, raggruppate -poi- in settantacinque minuti.

6) In quali luoghi e contesti principali è stato ambientato?

Nel corso di quei mesi sono stato seguito ovunque, in lungo e in largo per tutta l’Italia; da Salemi, alle Marche a Genova, dalla camera da letto ai ristoranti, dal bagno degli alberghi a Ro Ferrarese. Le riprese accolgono ogni momento della mia quotidianità e il film si dispiega in un flusso incessante d’immagini e situazioni.

7) Le scene del girato sono tutte montate in originale oppure sono state provate prima di fare le riprese?

Le scene sono state girate in originale e, nella scelta del montaggio, risultano perfette. L’occhio muto della telecamera si sofferma con un montaggio frenetico e vertiginoso che ben onora il mio stile di vita e una quotidianità assolutamente autentica.

8) Si è divertito durante questa speciale “esperienza cinematografica”? Pensa di ripeterla in futuro?

Certo, è stata un’esperienza nuova, ma mi è dispiaciuto che non si siano potute mettere alcune riprese particolarmente suggestive, magari talvolta riservate, ma molto esplicative che avrebbero dato ancora più colore al documentario. Ciò è accaduto a causa della mancanza della liberatoria, quindi non si poteva fare altrimenti.

9) Una curiosità: ci racconta un particolare aneddoto capitato durante le riprese?

La Marelli mi ha ripreso in tutte le situazioni, anche nelle più imbarazzanti o intime. Per citarne una, sono stato ripreso mentre stavo seduto sul water perchè la porta del bagno era aperta!

10) Qual è lo scopo del film?

Lo scopo di questo lungometraggio è presentare l’uomo e il lavoro che si nascondono dietro la mia forte presenza mediatica di critico irriverente. Il risultato è un film che permette di scoprire il mio lato più umano e meno conosciuto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *