Dietro la Maschera: David Bowie a Berlino


Abbiamo visitato per voi la mostra fotografica David Bowie I Berlino: a new career in a new town, presso la galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna. Nascosta in un vicolo del centro storico, in vetrina la gigantografia di Bowie offre al passante una visione inaspettata. Ed entrando negli ambienti della galleria, mossi su tre livelli, si incontra un interessante spaccato della vita dell’imprevedibile David Bowie, artista a tutto tondo che ha vissuto intensamente e mutevolmente attraverso gli ultimi cinque decenni della musica e del cinema.

I curatori hanno indagato con passione gli anni di trasferta a Berlino del cantante, dal 1976 al 1979. All’apice del successo (sono già usciti Hunky Dory, Ziggy Stardust, Aladdine Sane), il Duca attraversa un momento di massima angoscia. Non riesce a riconoscersi nella vita americana di Los Angeles, dove si è trasferito, e si trascina sempre più oltre il limite, assorbito da magia nera e cocaina, denutrito da una folle dieta a base di soli latte e peperoni. Ma Bowie non è nato per affondare e, dimostrando ancora una volta un’ incredibile capacità di rinascere attraverso nuove esperienze, getta letteralmente la maschera. Attraverso il respiro autentico di una Berlino ancora divisa dal muro ritrova forza e ispirazione per lavorare, conBrian Eno e il produttore Tony Visconti, a tre grandi album che segneranno la storia della musica: Low, Heroes e Lodger. L’esposizione bolognese ripercorre quegli anni attraverso scatti inediti e immagini fortemente evocative, come quelle scattate a Bowie e Eno negli studi di incisione Hansa By The Wall, e attraverso i contributi scritti dai curatori, che ricostruiscono quegli anni arricchendoli di dettagli e aneddoti avvincenti. Non è un caso che Bowie, dopo anni di silenzio, sia uscito a sorpresa (l’8 gennaio, suo 66esimo compleanno) con un nuovo struggente singolo, Where are we now, accompagnato da un videoclip che ripropone vecchie immagini berlinesi: la città tedesca di nuovo punto di partenza, anche attraverso un nostalgico sguardo al passato.

Ma più di ogni altra cosa, ciò che cattura è l’inafferrabile volto di Bowie, che finalmente riusciamo a cogliere senza maschera in numerosi scatti di grandi autori (alcuni in vendita), anche antecedenti e successivi al periodo berlinese. Imperdibile il ritratto in bianco e nero di Barrie Wentzell, alla Gare du Nord di Parigi nel 1973: un giovane Bowie seduto in relax, con uno sguardo naturale e quasi sbarazzino, senza trucco, i capelli vaporosi, ci regala per un attimo la sensazione di poter toccare la sua anima più innocente e nascosta. Di grande suggestione anche lo scatto di Mac Cormack, che cattura il cantante mentre, a Mosca, osserva dalla finestra la parata di maggio, in una città gelida e dai contorni sfuggenti. Le foto di Philippe Auliac ci offrono un Bowie in concerto, in una sequenza di fotogrammi quasi cinematografica, ma anche un inedito Iggy Pop al naturale, in un primo piano sincero e affascinante. E poi immagini di viaggio, treni e attese, in una carrellata di scatti non posati e suggestivi. Vicino ai ritratti più noti, di Brian Duffy, Mick Rock e Justin de Villeneuve, che hanno incarnato l’immagine di copertina di grandi album, o altri scatti che ci propongono il ben noto Bowie, talvolta alieno e talvolta alienato, spicca un affascinante ritratto a colori del 1972 di Mick RockBowie mirror. In un gioco d’effetti che richiama atmosfere quasi fiamminghe, il cantante si riflette nello specchio, tra una natura morta e il verde di un misterioso giardino, nel suo eterno gioco tra realtà e finzione.

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