Cosa comporta il Fiscal Compact


Tecnicamente, il Fiscal Compat è un trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla “governance” dell’Unione Europea. Esso prevede una serie di norme e vincoli economici che hanno come obiettivo quello di contenere il debito pubblico di ciascun paese. Oltre che essere considerato uno fra i trattati più complicati nella storia dell’Unione Europea e dell’euro, esso è tutt’oggi uno fra i dibattiti politici più ricorrenti.

A causa di periodi di crisi, le nazioni europee hanno dovuto indebitarsi notevolmente. Viste le entrate fiscali ridotte rispetto alla norma, le suddette nazioni hanno offerto interessi sempre più alti agli investitori per ricevere denaro in prestito.

Molti fra gli esperti nel settore hanno dubitato che quei debiti create dalle nazioni stesse non potessero essere mai ripagati. Ad esempio, recentemente la Grecia fu costretta a fare un parziale default che ha permesso alla nazione stessa di rinegoziare le condizioni del suo debito. Non solo: anche Spagna, Portogallo e Cipro hanno subito un processo simile.

Le attività e i problemi del fiscal compact

Fino a qualche anno fa, ogni paese appartenente all’euro produceva una sorta di “reazione a catena” per quanto riguarda i debiti pubblici. Ad esempio, se Spagna o Grecia avevano giornate economicamente negative, esse avrebbero prodotto ripercussioni a livello fiscale anche sull’Italia. Proprio nel bel paese, durante il governo Berlusconi si perse la maggioranza probabilmente a causa di questi problemi fiscali.

Molti furono gli economisti che, in conseguenza di questi disastri, avrebbero detto che l’euro sarebbe scomparso nel giro di pochi mesi. Successivamente al Fiscal Compact, una buona parte economica di ogni nazione dell’euro venne donata ad un ente sovranazionale, ovvero l’Unione Europea. Gran parte degli stati europei firmarono, esclusi alcuni quali Gran Bretagna e Repubblica Ceca.

Le cose più importanti di questo trattato sono l’equilibrio tra entrate ed uscite di ciascun stato dell’euro con l’inserimento del pareggio di bilancio; il vincolo dello 0,5 di deficit strutturale rispetto al PIL; l’obbligo di mantenere al 3% tra deficit e PIL; l’obbligo di ridurre il rapporto di 1/20esimo all’anno per raggiungere un rapporto standard del 60%.

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