Balbuzie


Balbuzie

Il termine “balbuzie” (dal latino bàlbus, da cui balbùties, voce di origine onomatopeica) ), in forma di blocchi o ripetizioni di sillabe. Il risultato è una comunicazione  esitante, interrotta,  e ricca di ripetizioni. Si distingue in differenti  di intensità: dalla semplice titubanza e dalla ripetizione  di sillabe, all’inceppamento e all’arresto della parola, al non riuscire a pronunciare parole che cominciano con una specifica  consonante (solitamente sempre la stessa).

 

Curiosamente la balbuzie colpisce più frequentemente il nel sesso maschile rispetto a quello femminile, con un rapporto di 4 a 1.

Il periodo di insorgenza, per  le età più significative sono considerate quelle dei 3 anni  e dei 6 anni (quando il bambino approccia le prime relazioni  sociali  con l’inizio della scuola dell’obbligo); raramente il fenomeno appare  dopo i 12 anni. A livello  terapeutico,  prima si interviene migliore può essere l’efficacia del trattamento stesso.

Se ne distinguono due tipi: una clonica, che si caratterizza per la ripetizione dei fonemi e una tonica, che vede arrestarsi l’emissione vocale in maniera improvvisa, con conseguente tentativo di riprendere la parola.

Quali sono le cause?

L’origine della balbuzie è ancora incerta.
Esistono varie teorie ma in effetti non esiste una teoria definitiva sul perché  la balbuzie viene a imporsi in un individuo.

L’origine della balbuzie è ancora incerta.
Vi si interviene con terapie rieducative, alcune basate sull’autocontrollo del ritmo respiratorio ed  altre a base sia rieducativa, sia psicoterapeutica

Più volte si è parlato di ereditarietà in quanto  è nota la coincidenza con cui  da genitori balbuzienti discendono figli con la stessa problematica. Non  è stato dimostrato tuttavia un gene della balbuzie per cui è possibile che venga trasmesso “un insegnamento” di suono scorretto che viene trasmesso al figlio che apprende dal genitore.

Inoltre anche le emozioni possono essere acquisite per apprendimento sociale: è questa l’origine di molte paure, che il bambino normalmente non proverebbe, ma che apprende osservando gli adulti che lo circondano.

Qual è la soluzione?

Pur essendo disponibili molti trattamenti e terapie che possono aiutare le persone che balbettano a migliorare la propria fluenza, al momento non esiste sostanzialmente un’unica cura  per questa difficoltà.

Ma la balbuzie non è una malattia vera e propria, è un blocco psico-fonico che si innesta in una personalità come può esserlo la timidezza o altre forme di difficoltà. Quando la persona si rende conto di poter gestire la propria difficoltà, grazie alla tecnica, che esprimersi correttamente lo rende immensamente felice, e da lì in poi il percorso sarà in discesa e sempre di maggiore funzionalità.

La cosa certa è che può recuperare la corretta dizione seguito da professionisti esperti il cui unico obiettivo è permettere di restituire a questi individui un modo brillante di esprimersi e ritrovando così la gioia di vivere.

Marinalogica

www.psicodizione.it

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