Autotrasporto illegale, la Francia si schiera in prima linea


Una delle problematiche più incombenti che l’Unione Europea è chiamata a risolvere in tempi ristretti è sicuramente quella dell’illegalità nell’autotrasporto. Si tratta ovviamente di un argomento molto spinoso in grado di creare una spaccatura all’interno dell’Unione, per la quale non si riesce ancora a trovare una soluzione condivisa per tutti gli Stati membri. Quello a cui stiamo assistendo, infatti, è una sorta di contrapposizione netta tra i Paesi occidentali europei, schierati a difesa dei propri autotrasportatori contro la concorrenza sleale, e quelli orientali, tesi a favore di una maggiore liberalizzazione del settore.

L’occasione per tornare ad affrontare l’argomento c’è stata lo scorso 1° dicembre nel corso della riunione dei ministri dei Trasporti Ue. A risollevare la questione ci ha pensato il ministro francese Alain Vidalies, che ha fornito una prova concreta delle irregolarità denunciate, mostrando ai colleghi presenti un cronotachigrafo digitale manomesso e confermando di aver constatato personalmente queste anomalie durante alcuni controlli stradali.

Indubbiamente quello del dumping sociale è realmente un problema importante. Per avere un’idea più precisa, basta osservare i dati forniti dal Comité National Routier, l’Osservatorio francese sul traffico del trasporto merci su strada: se per esempio in Belgio la paga media oraria di un autista è di 33,38 €, in Francia di 29,81 € e in Italia di 28,14 €, nei Paesi dell’est il costo non arriva nemmeno a raggiungere i 10 euro, come nel caso di Bulgaria (8,01 €) e Romania (9,01 €).

La Francia, insieme alla Germania, è in prima linea contro quello che il ministro Vidalies definisce un crimine organizzato; non per questo hanno dovuto subire entrambi una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue per aver imposto il salario minimo ai camionisti stranieri. Una decisione contestata dai Paesi dell’est, che chiedono a gran voce l’abolizione di qualunque norma restrittiva in nome dei principi di libertà del mercato comune.

Bisogna tuttavia riconoscere che questa situazione, che affligge da anni anche le imprese di trasporto autovetture, sta realmente causando forti disparità sociali per una parte dei camionisti europei. Ecco perché è fondamentale trovare una soluzione che riesca a mettere tutti d’accordo per il bene degli stessi principi di libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione.

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