Aumentano le malattie professionali degli autotrasportatori, ma non per l’Inail


Che il lavoro nell’autotrasporto fosse contraddistinto da un’infinità di problematiche non è certo qualcosa che scopriamo e denunciamo per la prima volta. Abbiamo spesso sottolineato le non ideali condizioni di lavoro nelle quali si trova chi presta la propria attività nel campo della logistica su strada, intese soprattutto in termini economici e contrattuali. Ma quando di mezzo c’è la salute delle persone, la nostra attenzione si fa ancora più determinata verso queste tematiche, che diventa impossibile non soffermarci ad analizzarle con maggiore interesse.

Il lavoro del camionista e di chi opera nei trasporti in generale è un lavoro estremamente duro e pericoloso, alla pari di quelle categorie definite per loro natura gravose. Lo sostiene fermamente Inca – il patronato della Cgil – con numeri concreti e inequivocabili: ogni anno nei trasporti avvengono circa 27 mila infortuni e 130 morti, di cui 100 durante le ore lavorative. Ad essere maggiormente colpita da questa tendenza è proprio la categoria del trasporto su strada (ben il 70% dei casi), nella quale disagi come stress, obesità e disturbi muscolo-scheletrici sono i più frequenti.

E non potrebbe essere altrimenti, se consideriamo le circostanze che caratterizzano il lavoro del camionista italiano, alle prese con una forte competitività negli ultimi anni, causata dall’ingerenza nel mercato del lavoro di conducenti extracomunitari, nonché dal solito fenomeno del lavoro sommerso, che costringe gli stessi ad accettare condizioni precarie pur di mantenere un impiego. Ed è proprio questa l’anomalia che Inca Cgil segnala da un po’ di tempo a questa parte, ovvero la mancata tutela nei confronti di questi lavoratori da parte dell’Inail, il cui indirizzo principale è quello di occuparsi anche della loro prevenzione e sicurezza.

In effetti, l’orientamento dell’ente per gli infortuni sul lavoro è proprio quello di non riconoscere, nella maggior parte dei casi, alcuna correlazione tra le malattie e gli infortuni denunciati dagli autotrasportatori e l’attività lavorativa svolta. Un criterio che ha come principale conseguenza il fatto di vedere insoddisfatte le molteplici richieste di assistenza avanzate dai camionisti (in netto  aumento negli ultimi anni), nonostante sia stato recentemente aggiornato l’elenco delle malattie professionali di categoria.

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